Emiliano Mancuso. Una bellezza diversa. Italia 2003-2018

Situato all’interno del convento carmelitano di Sant’Egidio, nel cuore forse del più rappresentativo del quartiere romano, è nato, poco più di quarant’anni fa, come Museo del Folclore e dei poeti dialettali romani.

Negli anni, sviluppando le sue prerogative con mostre e conferenze su temi legati alla città, ha ampliato il suo ambito geografico e tematico, diventando anche un luogo in cui l’indagine del mondo contemporaneo potrebbe stabilire un dialogo diretto con il passato storico.

Emiliano Mancuso

Ed ecco il luogo naturale della mostra dedicata a Emiliano Mancuso, il fotografo romano scomparso prematuramente a settembre 2018. pulito sì Renata Ferri, l’esposizione presenta 150 foto realizzate in quindici anni di lavoro, in cui Mancuso ha esplorato la realtà italiana del nuovo millennio, rivolgendo la sua attenzione a ciò che è meno visibile, più nascosto e non detto.

Attraverso l’uso di linguaggi e tecniche diverse: bianco e nero, colore, immagini digitali e Polaroid, e si intrufola nell’ultima parte della sua vita anche come regista, cattura la diversa bellezza, enunciata nel titolo, realizzata dell’umanità travagliata e afflitta, specchio di una società sospesa tra il mito del bellissimo paese e la ricerca dell’identità sfuggente. Infatti, come curatore “La bellezza non è quella italiana nella definizione più classica, ma la bellezza delle ‘cartoline sociologiche’ Mancuso”

The Italian Show 2003-2018

Le quattro sezioni in cui è suddivisa la mostra rivelano efficacemente lo sguardo sensibile e attento in grado di cogliere gli eventi e le situazioni che influenzano la trasformazione della società. Comincia con

Terre del Sud. Un progetto fotografico nel giro di cinque anni, dal 2003 al 2008, che è stato trasformato in un libro pubblicato nel 2008. Un viaggio nel sud italiano nell’era della globalizzazione, ancora stretto nella morsa della questione sociale meridionale, dove le luci e le contraddizioni sono documentate in uno sguardo serio e tempestivo.

Stato Italia È la seconda sezione. Raccoglie una selezione di fotografie scattate nel triennio 2008-2011, in cui Mancuso documenta le storie e i volti della crisi economica e sociale di una chiamata italiana per far fronte alle nuove esigenze.

Coinvolgi con delicato rigore eventi epocali come gli sbarchi di migranti a Lampedusa, i problemi delle condizioni di vita dei bambini causati dalla fabbrica Ilva di Taranto o la rivolta dei lavoratori africani a Rosarno. Le foto accompagnano numerose notizie di quegli anni. Per questo lavoro realizzerà un libro: State Italy, pubblicato nel 2011.

Journal Felix, lavoro del 2016 testimonia l’indagine di un nuovo tema. Mancuso ha trascorso un anno con i bambini ospitati dalla comunità Casa Felix, l’hosting che ospita bambini con problemi familiari o che servono misure alternative al carcere.

In questo caso Mancuso realizza un documentario che, in particolare, racconta l’ultimo anno di residenza nella struttura di un gruppo di otto ragazzi. L’opera riceverà una nomination al Golden Globe nel 2015 come miglior documentario.

Le Cicale, titolo dell’ultima sezione, Percorso completo. Il documentario 2018 racconta le vite di quattro persone, uomini e donne, vicine alla pensione o già in pensione, in condizioni economiche difficili, che cercano di affrontare i vari problemi preservando la loro dignità.

Realizzato con il fotografo e regista Federico Romano, è in viaggio in una persona più vulnerabile condotta con l’onesto cercatore di scrupoli, che non vuole sfruttare, ma identificare, se possibile, una speranza. “Dare voce alle storie di questi uomini e donne non significa soffermarsi sul loro disagio ……. ma cercare di dare un’immagine positiva. Le nostre cicale sono molto formiche” Spiegarono Mancuso e Romano.

I quartieri di Roma

Il fascino di Roma, così come i suoi inestimabili tesori archeologici e artistici, è sempre stato descritto dai personaggi solari, coinvolgendo quel velato malinconico tipico romano.

I distretti, o come venivano chiamati una volta, i distretti sono le bellissime scrigni in grado di tenere insieme l’arte e l’umanità della città eterna facendo vivere atmosfere uniche. Probabilmente i più tipici ne elenchiamo tre che, seppur noti, possono regalare ogni volta sorprese ed emozioni.

Trastevere

Probabilmente il quartiere rom più conosciuto al mondo e riconosciuto come il simbolo del romano più autentico. “Across the Tiber”, oltre il Tevere, questa è l’origine del suo nome, un quartiere costruito fuori dal centro antico che rimane a stretto contatto con l’urbe.

Luogo di villeggiatura durante il periodo imperiale è il Medioevo che struttura architettonicamente il quartiere con le sue stradine e piazze dove è possibile scoprire chiese dove incrocia la storia dei simboli dei riti popolari.

Ecco quindi la San Francesco a Ripa dove è conservata la straordinaria scultura nella Beata Ludovica Alberoni di Gian Lorenzo Bernini, la Chiesa di Sant’Agata, forse la più amata dai trasteverini, visto che custodisce la statua della Madonna de “Noaltri”, patrono santa del quartiere o chiesa di Santa Cecilia dedicata al santo patrono della musica.

Il fascino di Trastevere è anche quello di cogliere lentamente camminando per i vicoli e le strade sui riverberi dei ciottoli, scoprendo piccoli negozi o numerosi altari votivi che emergono dalle mura medievali, suggerendo l’attenzione ai dettagli che è la chiave per entrare nella vera atmosfera del quartiere.

Quartiere capace di continue sorprese dove, nella sua popolare identità architettonica, incontra un edificio aristocratico come Palazzo Corsini, città natale dell’Accademia letteraria di Arcadia, e oggi ospita la Galleria Nazionale di Arte Antica, con una collezione del ‘700 ancora intatta, e un giardino botanico con 800 serre, oppure, passeggiando nel costante alveare di romani e turisti, è possibile fare una sosta nel Museo di Trastevere, Piazza Sant’Egidio, in grado di proporre mostre di valore fotografico assoluto.

Ecco il segreto, accettare ed essere accolti da questo luogo in cui ogni pietra e ogni spazio trasuda romano.

Rione Monti

Il quartiere occupa una vasta area la cui bellezza e incanto si alternano tra le molte caratteristiche strade interne e le principali autostrade come Via Nazionale e Via Cavour.

Situata tra la collina Esquilino, il Viminale e il Quirinale l’intera area era chiamata “Montagne:” proprio, anche densamente popolata in tempi antichi, divenne un luogo di importanti reperti archeologici e, nonostante gli interventi urbani in grassetto anni ’40, ha stato conservato quasi intatto fino ad oggi.

In effetti, l’atmosfera vintage, di Roma menzionata solo in alcuni vecchi film, qui è ancora presente e coinvolge il visitatore per l’intero reparto in un magico mix tra insegne scolorite, locande, taverne e botteghe artigiane che preservano la tradizione dei laboratori del passato.

Un quartiere esteso che nasce la gente e che nel corso dei secoli acquisisce tesori artistici unici come il Mosè di Michelangelo conservato nella Chiesa di San Pietro in Vincoli, uno dei luoghi sacri più belli della Città, dove vale la pena arrivare da Salita dei Borgia , forse la strada più affascinante del rione che, nonostante la strada ripida, ripaga pienamente dello sforzo.

Dietro i Fori Imperiali, a pochi passi da San Giovanni in Laterano, il battito del Rione Monti, e accoglie le mosse in Via Panisperna, adornata con edera appoggiata ai palazzi, che taglia l’intero quartiere e vede ammirare Santa Maria Maggiore, in Piazza dei Monti dove l’acqua della fontana continua a nutrire l’anima del quartiere, in Via Neofiti in Via Leonina, dove la storia del quartiere viene continuamente rivissuta e ostacola le attività degli artigiani del passato.

Il ghetto

Il Rione Sant’Angelo È il quartiere più piccolo di Roma. Meglio conosciuto come Il Ghetto, il quartiere ebraico di Roma tra i più antichi di sempre, è sicuramente uno dei più belli e speciali di questa città, in grado di far scorrere nelle loro vene le diverse esperienze umane e tuttavia unico nella sua identità espressa.

E qui già tra gli odori della cucina romana sposati con quel Kosher si sente acquisita tradizione. Ricco di luoghi e spazi interessanti, il distretto è il fedele guardiano della storia e delle storie.

Incontriamo i resti di Portico d’Ottavia, monumentale costruzione dei tempi di Augusto dedicata a sua sorella Ottavia.

Successivamente, con i resti che ricoprono quasi la facciata, la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria dove sorprende, tra cui alcune opere di pregio, la Madonna col Bambino e angeli di Benozzo Gozzoli.

Lasciando la chiesa, allora capiamo perché il fascino di questo luogo è stato colpito da una di quelle scene che solo Roma può donare, dove la Cupola di Santa Maria in Campitelli ricorda dolce

Ville e Giardini

Le opportunità che Roma offre ai suoi visitatori, rilassanti passeggiate o riposo a contatto con la natura sono molte e tutte contengono sorprese e storie uniche. Città, giardini e parchi rappresentano un’enorme ricchezza che la città ha una dote, dove puoi scoprire panorami e atmosfere coinvolgenti. Di seguito offriamo alcuni consigli, per entrare in contatto con la Roma delle nobili proprietà e l’anima verde e tranquilla.

Villa Torlonia

La più recente delle nobili ville romane, ricca di molti edifici dal design artistico in tutto il parco, può dare suggerimenti e sorprese grazie al giardino in stile, uno dei pochi esempi della città di Roma.

Commissionato da Giovanni Torlonia, per testimoniare il prestigio raggiunto dalla famiglia, all’inizio del 1800 incaricò Giuseppe Valadier della sistemazione sigillata dell’allora Villa Colonna, a Nomentana. Negli anni successivi, da Alessandro Torlonia, figlio di Giovanni, furono richiesti altri ad alterazioni di alcune strutture e nuove costruzioni.

L’edificio principale è il Casino Nobile, residenza di famiglia Torlonia. Al centro dei viali simmetrici, che caratterizzano questa area del parco, dà Valadier. È stato anche oggetto di successivi interventi da parte di Caretti. chi, tra la maestosa sala da ballo è la sala egizia al piano superiore, c’è un esempio unico della cultura artistica dell’epoca.

Sede del Museo della Villa è possibile ammirare, tra le varie opere, le sculture rinvenute in vari luoghi nella Villa dei rilievi in ​​stucco Antonio Canova.

Nel seminterrato si trovano, restaurati, i bunker di gas e gli antiaerei desiderati da Mussolini, quando soggiorna in Villa, mentre al piano terra c’è una sezione documentaria che illustra la storia della Villa attraverso i film. Sede dell’importante Museo della Scuola Romana dove sono esposte opere, tra le altre, di Can, Donghi, Trombadori e Antonia Raphael.

Nel Casino dei Principi, che ospita l’Archivio della Scuola Romana, e una mostra temporanea.

Costruzione insolita ma affascinante I gufi di hoot ospitano un interessante museo dedicato alle vetrate. Da nessuna parte puoi trovare una collezione di finestre così vasta e completa.

Il fascino di questo edificio è esaltato dalla zona in cui è collocato; dove compagnia altri edifici e mobili sparsi, tra sentieri tortuosi, stagni, stile fantastico.

Info, Orari Via Nomentana, 70 h 7-19, dal 1 aprile al 30 settembre h 7-20.30

Tel. 060606, Email info@museivillatorlonia.it

Il roseto comunale

A pochi minuti a piedi dal Circo Massimo, alle pendici dell ‘Aventino, è uno dei siti più poetici di Roma. Il Roseto Comunale è un posto meraviglioso che può avvolgere il visitatore in un vortice di colori e profumi che stupiscono e stregano. La storia di questo straordinario spazio racconta di rituali e festival dedicati alla dea Flora, che descrive come Tacito in Annali, in cui parla di un tempio dedicato alla dea da cui salpò “floralia” che ebbe luogo nel Circo Massimo. Fino al XVI secolo erano presenti frutteti e vigneti, divenendo poi, nel 1645, il Giardino degli Ebrei, dove uno spazio era riservato al cimitero della comunità.

Con lo spostamento del cimitero ebraico di Verano nel 1934, l’area rimase incolta fino al 1950 quando la contessa Mary Gailey Senni, amante della natura ed esperta di botanica, promosse la realizzazione del Roseto Comunale.

Forse è tempo che gli uomini vivano in questa zona fin dai tempi antichi, o forse è la cura della terra con cui si sono alternate diverse generazioni o, probabilmente, sono entrambe per dare al Roseto un’atmosfera straordinaria, quasi magica che trascende, a volte, la bellezza ed eccezionale contenuto floreale. Perché il roseto comunale è molto ricco e ha una magnifica collezione di esemplari.

Esistono circa 1.100 specie di rose da tutto il mondo, tra cui la rosa con petali verdi, la Chinensis Virdiflora e la curiosa cinese Jenny, che col passare dei giorni cambia colore.

Un’ampia collezione è dedicata alle rose botaniche antiche e moderne, mentre un’altra area è dedicata alla conservazione delle rose che hanno visto il Premio Roma, il prestigioso evento che dal 1933 si svolge, ogni anno, a Roseto.

Info, Orari Via di Valle Murcia, 6, Slope the Publicii, 3. Apertura con fioritura (da maggio a ottobre) h 8.30-18

Tel. 06 5746810, e-mail rosetoromacapitale@comune.roma.it

Il giardino degli aranci

Molto vicino al Roseto Comunale C’è un luogo romantico e imperdibile, tra cui l’identificazione della “Grande Bellezza” evocata ogni volta che pronunci la parola Roma: The Orange Garden. Questa grande finestra che domina la Città Eterna, penetrando con il suo estasiato da Tevere, dall’Altare Patria, dall’Isola Tiberina, dai Templi del Foro Boario fino al Gianicolo che sorpassa la Cupola di San Pietro, si trova sul colle Aventino. Il Giardino Parco Savelli Ha un’estensione di quasi 8000 mq, ex fortezza, voluta dalla famiglia Savelli, lo era

Curiosità e leggende a Roma

Spesso Roma è definita come un museo a cielo aperto che offre meravigliose opere e testimonianze di tutta la storia dell’uomo. Passeggiando tra i monumenti, la vita, attraverso le sue piazze, grandi e piccole, si è sedotti e incantati e se i suoi edifici o le rovine archeologiche più famose conoscono già le notizie storiche, spesso non è molto consapevole della quantità di curiosità e leggende che la città può sussurrare da più siti e angoli nascosti che la città ha da offrire.

Per questo, anche se piccolo, vogliamo proporre un elenco di curiosità e leggende che possono arricchire l’atmosfera unica quando ti immergi per le strade di Roma e poi, forse, tornare e proporre una serie di altri dettagli da scoprire in questa città così eccitante.

The Magic Door Piazza Vittorio

La porta magica, conosciuta anche come Porta Alchemica, si trova nel mezzo di Piazza Vittorio, a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore. La porta era uno degli accessi di Villa Palombara, che è l’unica testimonianza rimasta.

Protetto da due statue del dio egizio Bes, contiene incisioni, sembra indicare la formula per trasformare qualsiasi metallo in oro puro. La leggenda allegata diceva che una volta ospitava il Marchese un pellegrino, che chiedeva il permesso di raccogliere le erbe nel giardino, per fare esperimenti. Il Marchese, studente di storia, filosofia e magia incuriosito dalla richiesta concordata.

La mattina dopo, il pellegrino era scomparso, nessuno aveva visto fuori dall’edificio e posto dell’esperito era stata trovata la polvere d’oro e un rotolo recante le iscrizioni indecifrabili.

Il Marchese cercò di interpretare l’indovinello e, e fallendo, avevo scavato nella porta nella speranza che qualcuno, in futuro, potesse risolvere.

Quindi la leggenda, molti hanno provato, potrebbe essere interessante provarlo, non si sa mai.

The Zuppiera

The Soup bowl è una fontana il cui nome esatto è Fountain of Tureen, progettata e costruita da Giacomo della Porta nel 1590. Perché il soprannome che le è stato dato è legato a una storia che spiega bene da dove ha avuto origine il carattere del popolo romano, quando è espresso in arguto e burlesque. l’ufficio postale Campo de ‘Fiori veniva utilizzato, nei giorni di mercato, dai commercianti per lavare i loro prodotti; verdure, pesce e quant’altro.

All’epoca, parliamo del diciassettesimo secolo, l’era Papa Gregorio XV considerava questo comportamento un insulto e decise di realizzare una bizzarra copertura, per evitare l’uso dell’incivile, da parte dei cittadini di reazione iniziarono a chiamare la fontana Zuppiera come una beffa dell’atto compiuto dal papa.

La fontana rimase lì fino al 1899, al suo posto fu successivamente installata una statua di Giordano Bruno. Ora puoi vedere sulla via della Nuova Chiesa, vicino a Santa Maria in Vallicella, dove scopriremo un’altra curiosità particolare.

Il framework “motorizzato” di Rubens

Nella chiesa di Santa Maria in Vallicella è una pala d’altare molto particolare alla cui realizzazione è legata una storia miracolosa. Nella sagrestia della chiesa, ora sede di una delle case della congregazione dell’Oratorio di San Filippo, lo stesso padre Filippo stesso un affresco del ‘400 che si trovava in un piccolo posto lontano dalla chiesa; i locali della stufa, una specie di bagno pubblico.

Un ragazzo blasfemo aveva lanciato un sasso all’immagine raffigurata la Madonna che poi piangeva sangue. I padri decisero che la struttura doveva rimanere scoperta per essere venerata. Nel tempo, però, il ritratto cominciò a deteriorarsi, così, si decise di commissionare a Rubens una pala d’altare che potesse proteggere l’icona miracolosa.

Rubens casseir, quindi, una macchina barocca che poteva nascondere o mostrare, le intenzioni, l’immagine della Vergine.

Ancora oggi puoi assistere a questo vero rituale, infatti durante la messa serale puoi vedere l’opera di Rubens facendo sembrare che l’affresco della messa domenicale della domenica risulti nuovamente nascosto. E ‘un piccolo miracolo che regala emozioni inaspettate, e vale la pena fermarsi in questa chiesetta che può sorprendere anche con le opere contenute, come gli affreschi di Pietro da Cortona.

Sala Fabrizi

Base scena corredata da n.1 quintone mt 3 x 2,50
e due quinte da mt 1 x 2,50
Boccascena 4,00 lunghezza 5,50 mt
altezza mt 2,74
Posti a sedere 72 + 8 strapuntini

SCHEDA TECNICA

Service luci di base in dotazione per le compagnie ospiti :

n.6 riflettori a Led multicolori modello Compact della Showtec tre frontali e tre  in controluce

n.1 motorizzato (centro sala) seguipersona  multicolori  con effetti (strobo e altro)  su 8 canali

n.1 dimmer 12 canali analogico con adattatore digitale con americana sul palco e in sala con 6 riflettori disposti in varie posizioni (tra palco e sala)  da  500 e 1000 watt

n. 1 mixer digitale Eurolite 24 canali con memorie (all’occorrenza anche 48 canali).

*sono anche disposizione delle compagnie un divano a due posti , tavoli, sedie, mobiletti varii , appendiabiti, etc…

Service fonica di base in dotazione per le compagnie ospiti :

n.1 mixer 8 canali della Alto

n.2 casse Bose  passive da 150 watt due frontali (volendo anche  spie attive fbt sul palco)

n.1 un amplificatore da 200 watt

n.1 lettore CD o cavetto per computer

n.1 cabatta audio 4 canali sul palco per cablaggi varii

n.1 schermo a scomparsa  manuale di 3×2 mt. gia’ montato sul fondo del palco

Sipario elettrico

Materiale ausiliario a costi ridottissimi :
disponiamo di un’ampia scelta di mixer tra cui Mackie 16 canali, 24 canali con reverbero Alexis ed anche un mixer Mackie 16 canali pilotabili con ipad sistema wireless (con effetti ed equalizzatori digitali )

– diversi tipi di casse attive (o spie) da concerto (100 – 200 watt)

– radio microfoni sia ad archetto che a gelato della sennheiser in rack da 4 /6 / 8 già cablati .

– ciabatte fonica e cavetteria varia per tutte le esigenze.

n.3 amplificatori per chitarra

n.1 batteria elettronica della Roland

n.1 macchina per il fumo

n.1 video proiettore –  con cavo VGA da 30 mt.